DECCA NNO. V, TS II ConceRTO.
SOCIETÀ
DEL
QUARTETTO CORALE
MILANO
Lunedì 28 aprile 1879 alle ore $ pom. precise. ESECUZIONE DELL’ORATORIO
BETA
SOTTO LA DIREZIONE DEL MAESTRO
MARTINO ROEDER NELLA SaLa DeL ConservaTtoORIO DI Musica
gentilmente concessa.
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ORATORIO IN DUE PARTI.
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ELIA
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WIRE SROREOsI Ni DUE PYAFRSI
+
PER ASSOLI E CORI
CON, ACCOMPAGNAMENTO D’ ORCHESTRA
SOPRARPAROFETDELSACRONIEESTO
posto in musica
\ DA
FELICE MENDELSSOHN-BARTHOLDY.
TRADUZIONE DAL TEDESCO DEL MARCH. DOMENICO CAPRANICA.
PARTI D’ASSOLI:
Soprani: Sig.° Bianca BLume, ELvira DEMI e TUuRrI. Contralto: Sig.* ADELAIDE NOVARESE. Tenore: Sig. Giuseppe MARELLI. — Baritono : Sig. GAETANO GIORI.
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L’ Elta, frutto di due anni di assiduo lavoro, venne eseguito per la prima volta al gran Festival di Birmingham il 25 agosto 1846. L’ esito fu entusiastico, e 1!’ Oratorio poi venne subito riprodotto a Londra. Il principe Alberto, consorte della regina Vittoria e grandissimo amatore delle belle ‘arti, in ispecie della musica, dopo ’udizione mandò al Mendelssohn il suo ritratto colle parole seguenti: « AI nobile artista, il quale, circondato dal paganesimo nell’ arte, riuscì col genio e collo studio a serbare, nuovo Elia, le tradizioni dell’ arte verace. All’ artista che riuscì ad avvezzare il nostro orecchio ai suoni puri di sentimento elevato, alle onde irresistibili di armonia potente, mentre finora lussureg- giavano nel tintinnio; — al gran maestro dalla cui penna uscì l'immensa scala dal dolce mormorio allo scatenarsi degli elementi, e che seppe rendercelo con mano sicura — gratissimo ricordo offerto dal suo ricono- scente Alberto. Buckingham-Palace.» — L’oratorio, come venne stabi-
lito dal Bach e dal Haendel, dovette al tempo nostro subire certe
Mea
trasformazioni per adattarsi allo spirito dell’epoca. Chi l’indovinò & meraviglia fu il Mendelssohn. Il progresso che troviamo negli oratorii del grande amburghese si manifesta nella fusione della grandiosità espressiva, della tinta misteriosa e della dolce modulazione del Bach colla formazione plastica e colla potenza drammatica nei cori dello Haendel — ci manca però sovente l’ingenuità di fede del primo e l’elo- quenza :convincente dell’altro. Il Mendelssohn escluse i lunghi ritornelli e preludj che precedevano le arie, duetti, ecc. Non troviamo poi nei pezzi d’assòli e nei cori quei gorgheggi continui ed antiquati che al giorno d’oggi rendono difficilissima una degna interpretazione della maggior parte dei capolavori di Bach e di- Haendel. — Le parole del-. l’ Elia sono tolte dalla Sacra scrittura, ed anche qui, come nel S. Paolo, il Mendelssohn fu consigliato assai bene quanto alla scelta delle frasi della Bibbia dall’ intimo suo amico il parroco I. Schubring di Dessau.. Fu un’idea luminosa di far intuonare la voce profetica dell’ Elia prima che cominciasse la sinfonia, la quale ci descrive il peso di schiavitù del popolo eletto, con maestria insolita in istile fugato. Uno dei punti cul- minanti dell’ Oratorio è il primo coro: «La messe è già trascorsa » in. cui il Mendelssohn, con tratti stupendi, ci dipinge la carestia. Di una dolcezza è l’aria di Obadia «Fede e amor se a me vi guida» che invita il popolo a pentirsi. Ma il popolo non ci presta attenzione, è tuttavia memore della parola terribile di Elia, della sua maledizione,. della sua profezia. Questo coro. « No, non ode il Signor» è di vero. stampo mendelssohniano. Mentre la prima parte ci mostra il popolo ribelle, la perorazione coi dolci suoni ed una stupenda distribuzione delle parti « che tengon fede ai miei commandamenti » avvolge la si- tuazione. colla consolazione divina. Segue la scena efficacissima tra la vedova ed Elia, una delle pagine indovinate dell’ Oratorio. Chiude la pri- ma parte un’altra scena drammaticissima fra il Re, i sacerdoti pagani ed Elia. I sacerdoti di Belo entrano in gara col vero profeta di Dio. L’ impeto selvaggio col quale i sacerdoti adorano il loro idolo «Belo. ascolta, ,esaudi Belo» contrapposto alla vera fede potente colla quale
Elia prega il suo Dio, è d’un effetto sorprendente, Dopo questa scena.
a 7 na
c’è un quadro commovente; Elia, con insistente preghiera alla divinità, chiede la pioggia — il coro sommessamente ripete la sua preghiera, e a tre riprese udiamo quella frase dolcissima « Apri del ciel le porte » fino al motivo corale « Grazie a Dio » che precede il grandioso coro finale « Laude al Signor. » — La seconda parte, confrontata colla prima, è un po” scadente, ma la ragione n° è semplicissima. Mentre nella parte prima il dramma si svolge con colori vivaci, mentre vi abbiamo le si- tuazioni multicolori popolari, — eccoci invece alla seconda parte nel deserto; il personaggio d’Elia si trasforma: là, il guerriero vittorioso di Dio; qui, un martire dolente.
Non c’ è nella seconda parte che la scena colla regina che dal lato drammatico desta maggior interesse; il resto sono riflessioni sulla vita eterna, sul martirio — però come un lampo irrrompono ancora due cori stupendi e potenti. Alludiamo ai brani « Il nume s° appressa, procella che scuote » ed al coro « L’empio sire dal trono è già caduto » colla frase media « Vedi, già scende un carro rutilante, con fiammanti de- strieri: » un capolavoro di musica descrittiva, senza far uso nè di gran cassa, nè di piatti, nè di claròne, nè di contraffagotto. Chiude l’ Oratorio il coro grandioso: « Allor la vostra luce brillerà come raggio di mattino » preceduto da un quartetto soavissimo «O voi che ardete » che quasi riassume i punti principali dell’azione drammatica decretandone la con- clusione. Uno degli ostacoli superati dal Mendelssohn con grande mae- stria è l’apparizione del Signore. È indubitabile che il Mendelssohn trovò l’unico mezzo di risolvere questo arduo problema. Il Bach (Passione di S. Matteo) lo. Haendel (Israele e Messia), il Beethoven (Cristo) non vollero sapere dall’ intervento di Dio, invece fecero recitare i suoi detti da un evangelista. Il Mendelssohn lo espresse per mezzo del coro; la parola di Dio ci risuona in vasta armonia — così ci resta quell’indefi- nito, quel terrore, quel senso mistico che proviamo nell’ascoltare simili situazioni — mentre non può farci che un’ impressione ridicola di sen- tir uscire la voce i. Dio da un uomo in marsina e guanti bianchi, colla sua parte in mano. Mendelssohn in questo punto è stato innovatore;
3 il senso della poesia l’accompagnamento stromentale segue fedelmente il senso p =
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ma più accennando che cesellando, mentre il coro recita la parola di Dio. Mendelssohn non sopravvisse molto al suo capolavoro; — 1’ anno seguente, il 3 novembre 1847, un colpo d’apoplessia lo tolse all’arte nella giovine età di 37 anni.. Morì a Lipsia, ma la sua tomba è a Ber-
lino nel cimitero della porta Gerusalemme.
Raro MIEDTNER.
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INTRODUZIONE.
ELIA (Recit.). Siccome è ver che vive il Dio d’Abramo Innanzi a cui mi prostro, Non fia scenda dal Ciel rugiada amica Ch’io pria ho ’1 dica.
> Segue PRELUDIO SINFONICO. — CORO: DIPOPOLO.
Pietà Signor: Vuoi che ciascun si mora? La messe è gia trascorsa. La state omai finì Ne speme appare di soccorso ancora.
Il lago inaridito,
È polvere il ruscello,
Arsa è la lingua del fariciul per sete; Pane il popol ripete, Ma alcun non v'è ch’osi spezzarne a quello.
DUELTINOr:0 CORE
Ai nostri voti intendi, Alza Sion le mani al Ciel, Ma chi l’oda in Ciel non v'è.
OBADIA (Recil.).
Aria.
ANGELO (Recil.).
—_- TR: —
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REGELA TIVO!
I vostri cuori, o stolti, Non le vesti squarciate. Nostri falli a punir Elia le fonti Chiuse ha del Ciel, qual imponeagli Iddio. Sottomessi e dolenti 7 A lui tornate; Egli di grazia pieno Clemente egli è. Fede e amor se a me vi guida Non fia ver che il guardo asconda, Dice il Signor. Ah! vér lui deh! chi m’affida Alla sede ov’ il circonda Divo splendor.
CORO «POPOLO:
No, non ode il Signor: di noi si ride, Su noi dell’ira sua la verga sta,
E su noi rimarrà finchè ne uccide. Disse: Signor son’ io,
E geloso Signore,
Che de’ padri le colpe in mente scrivo; E su’ nepoti ancora
Faccio il duro flagel scender talora;
Ma ricco di favor sono alle genti
Che tengon fede a’ miei comandamenti.
RECITATIVO.
Elia, di qui.te” n@parts All’ Oriente t’ avanza, e tienti ascoso Presso il ruscello Critte;
Tu di quel ti disseta; e ti fia porto
Da corvi il cibo a mane e a sera. Iddio Sì disponeva.
CORO di ANGELI (Quartetto).
E gli angeli suoi santi
Sull’ orme tue verranno:
E saldo in suo cammino
Tuo passo renderanno:
Reggeranti a vicenda,
Chè pietra o rovo il tuo piè non offenda.
RECLEACLIO:
ANGELO (Recil.). Or che fatto d’umor scemo il ruscello,
VEDOVA.
ELIA.
Elia parti di qua: vanne a Sarepta
E là dimora: Iddio
D’una vedova in cor parlò suo cenno, Boavràicuracdivtet*Non'*d farina
Sarà difetto! in'Cad, nè scarso fra L'orciuol di pingue oliva insino al giorno Che al suol fecondità faccia ritorno.
DUETTOxerS CENA
Che fec’ fo contro te, diletto a Dio? Perghè venisti a me se di mie colpe Risvegliava memoria, e n° era morto Il figlio mio? Pieta(o, 000 nei 8Dio; Egro è il fanciullo, e, tanto il morbo è grave he più respir non ha. Di pianto inondo L’insonne strato ognor. Vedi mia pena Porgi soccorso a me. Recami il figlio. — Dio Signor, mia preci intendi, Volgi a me pietoso il ciglio, All’ancella tua, deh! rendi, Rendi ‘il pegno dell’ amor: Dio pietoso, Dio clemente D’ogni ben dispensator. Lascia che l’alma Dell’ estinto fanciul torni alla salma.
VEDOVA. ELIA.
VEDOVA. ELIA.
VEDOVA. ELIA] VEDOVA.
ELIA.
VEDOVA.
Coro.
Erra Regib:
Coro.
ELIA
— I4Q
Contro morte prodigi oprar intendi ? Signor, lascia che 1’ alma Dell’ estinto fanciul torni alla salma. Sorgano i spirti e grazie Che a te porgan pretendi? Signore, oh, Dio Signor, lascia che 1’ alma Dell’ estinto fanciul torni alla salma. ‘Tua precerndi Iebternog L’alma in lui fa ritorno, È vivo, è vivo!
Ei schiude i lumi al giorno. Or veggo ben che l’uom di Dio tuv-sei E che suo verbo in te risuona il vero. — Ah! come, ah! come rendere, Dato mi fia mercè per tanto dono? Ama il tuo Dio, ’’ adora: L’ama di tutto cor, delle potenze Tutte dell’alma tua raccolte insieme. Beato l’ uom che il teme! L’amo di tutto cor, delle potenze Tutte dell’alma mia raccolte insieme. Beato l’uom che il teme.
CORO. pn:
Lode all’uom che teme Iddio E che avanza in suo sentier.
RECITATIVO.
Siccome è ver che vive il Dio d’Abramo, Innanzi a cui mi -prostro,
AI compier del terzo anno andarne io voglio Al re dinanzi; e Dio
Vorrà di pioggia fecondar la terra.
Sei tu Elia, sei tu quello
Che sommove Ìsdraello ?
Sei tu Elia, sei tw quello
Che sommove Isdraello ?
No, non io lo sommovo, o Re. Tu sei, E de’ tuoi padri la progenie, ingrati!
; e L
Che abbandonano Iddio, Che prostransi a Baallo. — Or m’odi. Invia Messi d’intorno ed Israel raccolto Fa tutto sia sopra il Carmello, e sianvi DitBaallorikprofeti.evdei boschetti Tutti i profeti pur che a desco stanno Colla tua donna, e si vedrà se regna i Sulle genti il Signor. Popolo (Ripet.). i (ELIA, O voi profeti Di Baalo, ponete un pingue bue i Sovra l’Altar, ma fuoco Non sopponete, e il nome Invocate di lui Ch’ è vostra speme: il nome Invocherò del mio Signor. De’ due Qual di fuoco al pregar darà risposta, Quegli sia Dio. Popolo (Ripet.). ELIA Primi invocate. E folta La vostra schiera, ultimo io sol rimango Vero di Dio profeta. Quel de’ campi pregate, Quel de’ colli invocate!
COnRO.di PROBETE
Belo ascolta, esaudi Belo; Con favor ti volgi al rito, Dio possente, onor del Cielo;
Sia punito Del tuo nome l’offensor.
RECHEASLOVO:
ELIA. Gridate ancor. Assente è il vostro nume: O in genial congresso, O al campicel, o dorme forse. i La voce più, coraggio! il risvegliate! Coroi(cs.). Belo ascolta, esaudi Belo, Sorgi, sorgi! Oh! dormi tu?
ELIA,
Coro (c. S.).
ELIA (Aria).
ELIA (Recil.).
Coro.
—_ I
Più forte ancor. Non ode, or de’ coltelli Vi lacerate come usanza è in voi.
All altare d’ intorno
Movete i balli osceni;
Gridate, scongiurate; ©
Cenno o risposta aver, no, non sperate. Belo a noi responso dà; O il nemico
Al tuo nome insulterà.
ARIA.
A me popolo, a me, Dio tu d’Abramo, D’Ìsacco e di Giacobbe, a lor fa noto . Che tu Signore, e ch’ io tuo servo sono, E quanto oprai fu per tuo cenno o dono. T° inchina a mia preghiera,
Dio d’Abramo, d’ Isacco e d’Israello; Vegga il popol traviato
Che tu sei Dio; veggalo e fia cangiato!
OUARBEI:IO:!
Poni in Dio la fe’, la speme, Piafi4Soccorreta:
E l’ uom giusto in lunghe pene
Versar non lascerà. — Dice il Signore, Poichè sua grazia stendesi
Sin doyercopresiliGieli
Ne fia vergogni o pentasi
Chitrestaza DIO scuel
‘RECITATIVO.
Tu cui servon de spiriti le schiere, Che gli angeli tramuti in fiamme ultrici, Confondi i tuoi nemici!
CORO.
Ahi! fiamma, fiamma scende, L’ara circonda, accende
ELIA.
Coro. BETA: Aria.
ANGELO.
OBADIA.
ELIA.
— I7 —
Già l’ostia consumò.
Col capo nella polvere
Prostiamci, Ei solo domina,
Ei solo è Dio Signor. — Non v'è altro Dio!
RECITÀ:FIVOZBLARIA.
Di Baallo i profeti
Tutti afferrate e non ne fugga alcuno! Siano, tratti al torrente, e li uccidete. Che non ne fugga alcun, tutti traete. E non è fiamma di Dio la parola. Non è martello che i monti disfa?
E Dio severo giudice,
Minaccia i trasgressor;
Il brando mise fuor,
L’arco già tese, e mira!...
VOCE SOLA.
Paventi chi vacilla
In sua fede, sarà da’ miei diviso
Chi già infido mi fu, dice il Signore; Salvarlo avea pensiero,
S’ ei non era fallace e menzognero.
RECKEASERVO,
Uomo di Dio, soccorri Il popol tuo! Non è tra’ falsi numi
‘Chi di pioggia ne allegri. Il Cielo avaro
Chiuse ha sue fonti, a Dio solo s’ aspetta Tanto donar.
RECITATIVO corn CORO.
O Dio! de’ tuoi nemici
Pieno avesti trionfo;
Or guarda a noi pietoso
Dal Cielo, e del tuo popolo
I voti appaga. Apri del Ciel le porte, A noi discendi, e ne sottraggi a morte.
Coro.
ELIA.
FANCIULLO.
ELIA.
Coro. ELIA.
FANCIULLO. ELIA. FANCIULLO.
ELIA.
FANCIULLO.
ELIA (<AC0rO)E
Coro.
— Te
APELNACCE:
Va garzoncel sul monte, e verso il mare Volgiti; udi l’ Eterno Forse mia prece.
Io nulla veggo; il Cielo Bronzo sul capo mio mostrasi.
O Dio
Di lor reati ad onta
Se tu dischiudi il Cielo,
Caldi d’amor, di zelo
A’ piedi tuoi cadranno;
Tuo nome invocheranno
Sottomessi e pentiti:
Perciò ti ‘placa, apri delie i@iponio Piova tua grazia e ne sottrai da morte! A DIREI
Torna sul colle, al mare . Volgiti.
Io nulla veggo: è come ferro Sotto'.a’ miei più lagtersa;
E non susurra
Aura che a pioggia accenni?
Io nulla ascolto.
Omai
Renditi alla preghiera
Del tuo servo. Signor, cedi al suo pianto! Sorge dal mar, quant’ è d’ un uom la palma, Piccola nuvoletta, e il cielo insieme
Tutto s’ oscura a un tratto e il nembo freme. Grazie a Dio che alle preci risponde; Grande, eterna è di Dio la bontà!
CORO.
Laude al Signor che l’arsa gleba irriga! Già l'onda ingrossa, e leva alto sua voce,
Gonfiasi a flutto e rotola veloce!
Su la terra e nel Ciel grande è il Signor!
— Fine della Parte Prima —
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Solo (Aria).
«Coro.
ELIA (Recil.).
PARTE. SECONDA.
ARIA.
Odi, Isdrael, del tuo Signor la voce; Fa che tu serbi i suoi mandati illesi: Ma chi a noi presta fede, a chi le braccia Del Signor sono aperte? Il Salvator la speme de’ credenti AI servo .suo schiavo a nemiche genti Così favella:
Tuo presidio io sono: Non vacillar, poichè son io tuo Nume, Vien da me tuo vigor. E tu chi sei Che d’ uom paventi che morir pur dee? E di me non ti cal che t’ho creato, Il cielo apersi, ho il duro suol fondato?
CORO. Non vacillar. — Dice il Signor; Toson .comite:! © Non paventar — son tuo vigor. T° affida a me! Se i mille cadenti — ad ambo i lati, Se i diecimila — sian trucidati,
Non déi temer; Poichè tuo Nume io son che a te favella
RECITATIVO.
O Re: levotti Iddio fra’ tuoi soggetti, Fi l’assideva d’Isdrael sul soglio;
REGINA.
REGINA.
Coro.
REGINA.
Coro.
REGINA.
Coro.
Ma tu, preso d’orgoglio,
Oprasti a danno di color che innanzi Eranti posti. Era minor tuo fallo Che di Geroboamo
L’orme inique calcavi, -
;E boschetti piantavi
Sacri a Baallo, d’Isdraello al Nume Cagion di sdegno. Hai tu condotti a morte I°giusti, o tra‘ rilo4e
E Dio fiacca Isdraello
Quasi canna in padule, e paga il fio
Dell’ empio re sotto il flagel di Dio. Udiste ben com’egli audace tuona
Sopra di voi?
CORO di CORTIGIANI.
L’udimmo, e ch’egli offese L’alto sir d’ Isdraello. z Ei profetizza Nel nome del suo Dio. Qual fia nomanza D’un re su cui s’estolle D’un Elia la baldanza?
Tanto m’avvenga e peggio, ov’ io domani
Allora istessa l’alma sua non tolga
Qual la toglieva a lor che furo spenti Al torrente Kison. i Ei fia svenato
Di Baallo uccideva Egli i profeti. Ed ei morrà!
Di spada Ei li uccideva; ei chiuse Ha le fonti del Clelo, ei la: ridente Stagion toglieva a noi. Ne andata, in ceppi Traetelo: ch’egli abbia Quale ad altri facea.
CORO.
Cadrà, fia spento Perchè i Cieli di chiudere osava?
OBADIA (Recît.).
f
ELIA (Recit.).
Aria.
Voce sola (Recit.).
sm 23
Perchè in nome di Dio profetava? La morte meritò, morrà, morrà! Minacce proferì Sul Re, sulla città; Ciascun di noi l’udì La morte meritò, morrà,; morràl RECATO? O uom di Dio, siati propizio e grato Il viaggio mio. Disse del Re la donna: È reo di morte Elia. Già ti s° aduna Contro nemica schiera, e già t’ intesse Insidiosa rete, ed erra intorno ACciotzincespi ‘eruccida ion tu ti leva: E partiti di qua. Vanne al deserto; E Dio su l’orme tue verrà fedele, Nè la man ritrarrà dal tuo periglio. Manne;mesbenedici E segui il mio consiglio. Dalla colpa ritrar non sanno il passo. Tu rimani, o garzone. Il Ciel vi sia secondo, Vo del deserto in fondo.
ARIA. Basta, Signor: Omai mio spirto chiama! Quale ho vanto maggior degli avi miei? Di più restar, merto non ho nè brama, Inutil vissi, e i dì, lasso, perdei! Di zelo armato il mio Signor servia Mentre Isdraello a’ voti suoi fu manco; Mentre gli altari suoi d’ onta copria, E ai profeti di Dio squarciava il fianco: Fido soltanto a te son io rimaso; E sì m’odian costoro, Che trarre i giorni miei vonno all’occaso!
RECITATIVO.
Vedi, egli dorme del ginepro all’ombra Nel deserto; ma gli angioli di Dio Cerchio intorno gli fan, di timor presi.
ANGELI (Terz.).
Coro.
ANGELO (Recit.).
ELIA.
Voce sola (Aria).
Coro.
Or volgi gli occhi al monte,
— 24 —
TERE
Al monte là d’onde ti scende aita.
Aita vienti da Colui che fonte
È d’ogni cosa e vita.
Ei non vorrà soffra tuo piede inciampo:
Non dorme, no, Quegli onde attendi scampo:
CORO.
No, .d’ Isdraello speme
Sopor non prenderà;
Se affanno alcun ti preme,
Ei pronto sorgerà — dice il Signore.
RECITATIVO. Alzati Elia! Viaggio
Lungo imprender t'è d’uopo. Quaranta giorni e tante Notti convienti andar insino al monte Di Dio; l’Orebbe. Ad ubbidir son presto, E la debol mia forza io meco arreco, Che non disquarci i cieli e in giù gli abbassi E i colli innanzi a te fuggir non lassi? Onde tremi di te 1’ empia congrega, Di meraviglia e di timor compresa ? Perchè ti lasci errar in tuo cammino, E farsi usbergo al cor di ria burbanza? Ah! comincia a mancar la mia costanza!
AREA:
Accheta il tuo cor — În Dio tuo Signor; E i voti — devoti — Ei paghi farà — Su l’ orme che segno — Dirigi il cammin, I° astieni da sdegno — All’ira pon fin.
CORO: ù
Chi persevera ognor, quegli è beato!
i — 25 —
RELATIVO:
ELIA. « Notte mi cinge intorno! — Signor, deh! non t’apparta, e non ascondere Da me la tua sembianza. Atida‘col’almar mia Al par d’estiva gleba.
ANGELO (Recit.). Or sorgi, all’ alto
i Va dove poggia il monte
Di Dio! mostrarsi ei vuol in sua possanza Il volto ascondi e trema! Iddio s’ avanza.
/
CORO.
iS
Coro. Il nume s’ appressa! Procella che scuote Le rocce più immote Precede il Signor. Ma non è già nella procella Iddio. Il Nume s’ appressa! E il suol barcollando, E il mar s’innalzando Annuncia il Signor. Ma non è guari nel tremuoto Iddio. Ed al tremuoto l’incendio succede, Ma nell’incendio pur Dio non incede; E dopo quel s’ udia Un venticel leggero, E su quel venticello Iddio venia.
SOLOr7e. CORO: ANGELO. E di Serafi un coro Iva alterno cantando: Coro. Santo è il Dio Sabaotte, il Dio Signore! Piena è la terra.e’ 1 ciel del suo splendore. Coro. Or scendi, scendi al piano.
Fedeli ancor rimasero Ben sette mille a Dio: E scevri di Baal, dice il Signore.
ELIA.
Voce sola (Aria).
Coro.
SERE
Io scendo, io scendo, ei mi darà vigore. Colli e monti chinarsi vedrannosi
Ma tua grazia da me non discedere. Nel tuo patto vedrassi mentir.
VOCE SOFA Zen)
Come incendio proruppe a sua favella E scintillante
Come facella.
L’empio Sire dal trono è già caduto, Dal Sina ascolta il suono
Della rotta‘che viene.
E dall’Orebbe di vendetta il tuono E che vivente a sè l’appellaMidgio! Vedi già scende un carro rutilante, Con fiammanti destrieri,
Che fra nembi leggeri
Lo trasportano al Ciel.
è
ARIES
Perchè i giusti splenderanno, Come sol nel patrio regno;
Pace e gioja a lor verranno,
Noja e duol li fuggirà.
MOGE:SO A;
Perciò messo da Dio ne venne Elia. Anzi il giorno tremendo,
Il giorno del Signor; perch’ei guidasse Verso i figli traviati il cor del Padre, E verso il Padre amante il cor de? figli, E i branditi flagelli
Sospendesse sul capo de’ ribelli.
CORO.
Ma tal si leva in sulla mezza notte, E vien dai lidi onde si mostra il sole; Lode suonan di Dio le sue parole,
Deiporentitle=farze hasinfrante/e. rotte. Servoddi: Dio E'eletto, ; Pieno di carità la lingua, il petto, Il Divo Spirto fia su lui riposi. Non ha scienza a lui misteri ascosi.
OUARFETLEO:
O voi che ardete — Di santa sete
A lui correte — La fonte è là. i Se udite attenti — Di Lui gli accenti Al ciel contenti — Vi guiderà.
COROBINAEE:
«Coro. Allor la vostra luce Brillerà come raggio del mattino E molto andrete pel miglior cammino, Sull’orme sante dell’ Eterno Duce. Nume Signor; il nome tuo si spande Per l’ Universo, oh! come eccelso e grande.
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Milano, Tip. Bernardoni di | “i
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